Affitti brevi: FIMAA Italia, registro CIN deve essere pubblico e liberamente consultabile
Simonetto alla Commissione Politiche Ue del Senato: Governo deve usare questi dati nei negoziati sull’Affordable Housing Act
Roma, 21 ottobre 2026 – Rendere realmente pubblico il registro dei CIN; raccogliere e mettere a disposizione i dati raccolti in forma aggregata, per strutturare le politiche abitative e per definire la posizione italiana sull’Affordable Housing Act; identificare i soggetti che gestiscono gli immobili per conto dei proprietari, con l’obiettivo di redigere una disciplina del property management che lo riconduca alle competenze dell’agente immobiliare abilitato. Sono alcune delle proposte che ha avanzato FIMAA Italia-Confcommercio, intervenendo questa mattina in audizione di fronte alla Commissione Politiche dell’Ue del Senato sul DDL Delegazione europea. La Federazione ha affrontato in particolare l’art. 12 che attribuisce al Governo il compito di adeguare l’ordinamento nazionale al regolamento europeo n. 1028 del 2024, sulla raccolta e la condivisione dei dati relativi alle locazioni brevi.
Il Vicepresidente con delega al turismo, internazionalizzazione e politica economica europea della Federazione, Alessandro Simonetto, ha espresso apprezzamento per il regolamento che “recepisce a livello europeo alcune delle istanze che la Federazione sostiene da anni: un sistema di registrazione uniforme, un registro pubblico e accessibile e una responsabilità più chiara delle piattaforme online nella verifica degli annunci”. L’Italia – che già nel 2023 ha definito la disciplina del CIN – parte da una posizione avanzata, ma “ha accolto solo in parte le nostre richieste, ha proseguito Simonetto. La Banca dati delle strutture ricettive, infatti, non è un registro pubblico liberamente consultabile, e i portali sono tenuti a esporre il CIN negli annunci, ma non a verificarne la validità. Il regolamento interviene su entrambi i fronti. Impone un registro pubblico e facilmente accessibile e chiede alle piattaforme di compiere sforzi ragionevoli per verificare, in modo casuale e periodico, la validità dei numeri di registrazione e di segnalare alle autorità quelli non validi”.
Il Vicepresidente di FIMAA ha quindi sottolineato che “il regolamento Ue è uno strumento di trasparenza: serve a raccogliere dati affidabili e comparabili sul mercato delle locazioni brevi. Proprio per questo, FIMAA ritiene che i dati raccolti debbano essere la base oggettiva di qualunque valutazione sul fenomeno, e non il presupposto per restrizioni generalizzate”. Il riferimento è a una bozza di regolamento comunitario, l’Affordable Housing Act, che potrebbe limitare le locazioni brevi, l’acquisto e l’utilizzo di immobili non destinati ad abitazione principale nelle aree in condizioni di stress abitativo. Per scongiurare questo rischio, Simonetto ha avanzato una serie di proposte. “I dati sulle attività di locazione trasmessi dalle piattaforme devono essere disponibili in forma aggregata e territorialmente disaggregata, anche per finalità di analisi e monitoraggio del mercato. Inoltre, è necessario integrare questi dati con le fonti statistiche nazionali, in particolare Istat e Osservatorio del Mercato Immobiliare, così da disporre di un quadro completo prima di qualsiasi intervento restrittivo. Il Governo potrà utilizzare questa base informativa anche nel negoziato europeo sull’Affordable Housing Act, per sostenere un approccio fondato su dati oggettivi, sulla dimensione territoriale e sui principi di sussidiarietà e proporzionalità”.
Per quanto riguarda, infine, la figura del property manager, il Vicepresidente di FIMAA ha ricordato che “l’assenza di una qualificazione normativa della figura ha favorito l’abusivismo, con minori tutele per proprietari e ospiti e una concorrenza sleale verso gli intermediari abilitati”. La Federazione “chiede pertanto di regolamentare l’attività di property management, riconducendola nell’ambito delle competenze dell’agente immobiliare abilitato come specializzazione della mediazione” ha concluso Simonetto.